POST DEL TEAM consU


2017.10.18 | IL RUOLO FONDAMENTALE DELLA CTP ALLA LUCE DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE n.2761/2015

La sentenza n.2761/2015, ribadendo i precedenti pronunciamenti in materia (Cass.3710/03, 9090/03, 4743/07), afferma inequivocabilmente che la consulenza tecnica “può costituire essa stessa fonte oggettiva di prova, quando si risolva in uno strumento, oltre che di valutazione tecnica, anche di accertamento di situazioni di fatto rilevabili solo con il ricorso a determinate cognizioni tecniche e percepibili con l'ausilio di specifiche strumentazioni tecniche”.

La CTU ha quindi, in forza di quanto sopra esposto, assunto una sempre maggiore importanza nei procedimenti in cui il Giudice ha necessità di servirsi di un ausiliare tecnico per una migliore definizione e lettura della controversia.

In questo nuovo “quadro”, quindi, viene ad acquistare, di riflesso, un valore decisivo il ricorso a tecnici di parte che siano in grado di produrre argomentazioni forti e tecnicamente ben strutturate le quali possano, da un lato, definire le giuste basi per l’inizio della controversia o per la scelta della difesa, dall’altro alimentare un contraddittorio con il CTU che possa permettere di difendere in maniera inconfutabile le proprie posizioni.

Proprio nella capacità di rapportarsi correttamente con il CTU, il quale alla luce delle sentenze citate dovrà emettere un documento di importanza strategica, e nella capacità di argomentare nel modo corretto le proprie tesi, si definisce la qualità del consulente tecnico di parte.

La Cassazione ripropone l’importanza della CTU: in alcuni casi (come quando si tratta di controversie in materia di responsabilità medica), il giudice non può negare una richiesta risarcitoria senza aver prima disposto una consulenza tecnica d'ufficio.

Anche se di norma la consulenza tecnica d'ufficio non è un mezzo di prova, lo diventa se la prova del danno è impossibile o estremamente difficile da fornire con i mezzi ordinari.

Nel caso preso in esame dai giudici della Suprema Corte, gli eredi di una paziente (che era deceduta perché il suo medico non aveva diagnosticato in tempo un cancro), si erano visti respingere la richiesta di risarcimento danni perché non provata. Peccato però che i magistrati non avessero voluto dare ingresso a una c.t.u. che pur era stata richiesta e che avrebbe invece consentito di dimostrare il danno.

La Cassazione con la sentenza 9245/2015 del 7 maggio ha accolto il ricorso degli eredi evidenziando che la Corte d'Appello è incorsa in errore laddove ha affermato che sarebbe stato onere delle parti attrici indicare il grado e il tempo della lesione subita.

La Corte fa notare che la quantificazione del danno può essere utile ma non certo indispensabile perché sia valido un atto di citazione. Ma una vera e propria tirata d'orecchie per i giudici di merito arriva dalla Suprema Corte per il fatto che i magistrati non hanno tenuto conto del fatto che quando si ritiene generica una domanda di risarcimento del danno non la si può solo per questo respingere ma si deve applicare il disposto di cui all'articolo 164 del codice di procedura civile e quindi fissare un termine per integrare la domanda.

E poi il giudice non può imputare alla parte di non aver assolto all'onere della prova se poi è lui stesso ad aver negato la prova offerta.

Lo staff di consU


2017.07.20 | SINERGIE

Non serve essere un buon avvocato per notarlo, nè tantomeno lavorare nel settore: sempre più comunemente si ha a che fare con la figura professionale del consulente tecnico. Talk show televisivi, trasmissioni di approfondimento culturale, dibattiti politici: ormai affidarsi ad un "esperto del settore" in grado di guidare le parti attraverso il cammino di una causa è diventato una prassi.

Se poi restringiamo il nostro ambito di interesse ai procedimenti civili o penali, le perizie di un consulente tecnico possono rappresentare il fulcro su cui imperniare l'intero dibattimento processuale. Non è un caso che sempre più spesso queste costituiscano una vera e propria bussola utilizzata dall'avvocato per decidere come impostare l'impianto accusatorio o della difesa mettendo in luce la via più sicura per tutelare gli interessi dei propri assistiti.

Fino a qualche anno fa infatti, la figura del ctp veniva chiamata in causa dai legali delle parti solo in risposta alla richiesta da parte di un  giudice di un consulente tecnico di Ufficio. Una contromossa alla quale si era sostanzialmente obbligati quando il terreno del processo veniva spostato in un campo estraneo alle competenze dell'avvocato. Oggigiorno invece si sta diffondendo sempre più la convizione che un lavoro sinergico fra Avvocato e Consulente sia in grado di aumentare sensibilmente le possibilità di far volgere a proprio favore gli esiti di un dibattimento processuale. Ne consegue che poter schierare all'interno della propria squadra un Consulente che abbia capacità e conoscenze adeguate, nonchè il giusto grado di notorietà oltrechè titoli accademici o professionali di prestigio, pone l'assistito nelle migliori condizioni per poter ambire ad una sentenza favorevole. Nella nostra esperienza addirittura, è capitato di giocare a parti invertite e quindi di vedere giudici essere costretti a incaricare un proprio esperto di fiducia per poter valutare in maniera imparziale le motivazioni argomentate da una delle parti. E' ben chiaro quale sia la differenza di approccio fra le due situazioni appena descritte: decidere di subire il percorso che il dibattimento prende o affrontarlo con uno spirito più aggressivo e cercare imporre la via che sembra più favorevole.

Nei prossimi post che pubblicheremo, mostreremo dei case studies di particolare interesse che evidenzieranno come migliorare le chances di vittoria in un processo attraverso la collaborazione Legale-Consulente.

A presto

Lo staff di consU